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Il territorio di Tuili

DESCRIZIONE

Tuili è un piccolo borgo ai piedi dell'Altopiano della Giara e tra le colline della Marmilla, la cui economia è di tipo prevalentemente agricolo. Il settore economico primario è costituito dalla coltivazione di cereali, frumento, ortaggi, foraggi, vite, olivo, agrumi e frutta, oltre alla produzione di grano e olio e all' allevamento di bovini, suini, ovini, caprini ed equini, esistono inoltre le piccole imprese che operano nei comparti alimentare ed edile. Il territorio offre a quanti vi si rechino la possibilità di godere delle bellezze dell'ambiente naturale, di gustare i semplici ma genuini prodotti locali ed effettuare interessanti escursioni sull'Altopiano della Giara, da cui si può godere di un magnifico paesaggio. Le strutture ricettive offrono possibilità di ristorazione e di soggiorno.

Il territorio di Tuili merita di essere visitato perchè è unico in Sardegna. Comprende parte dell'altipiano della Giara con la Palude più grande (Pauli Majori) e la punta più alta (Zepparedda - 609 m.s.l.m.). La Giara è ricca di vegetazione, sia bosco che, soprattutto, sottobosco di macchia mediterranea. In essa è sempre possibile osservare i cavallini selvatici al pascolo.

Nell'abitato è conservato un bel centro storico, mentre nella Parrocchia di San Pietro Apostolo è custodito il Retablo del Maestro di Castelsardo, un organo diatonico del Mancini, datato 1756 ed un altare in stile barocco del 1800.

Il territorio è cosparso di ulivi secolari nel costone ai piedi della Giara.

L'abitato mostra l'andamento altimetrico tipico delle località collinari. E' possibile notare una netta distinzione tra le dimore abitative: quella del ricco proprietario, la casa a corte, e l'umile casa contadina. La casa padronale, di antica nobiltà spagnola, presenta i caratteri tipici delle strutture della zona, ma con una cura dei particolari finalizzata a esplicitare lo status sociale dell'abitante. Nel paese sono presenti, inoltre, numerosi portali risalenti alla fine del 1800, realizzati da scalpellini locali. Ai portali delle famiglie più agiate, caratterizzati da archi in pietra finemente lavorata, dalla presenza di un portone in legno massiccio e, molto spesso, da un simbolo che indicava la proprietà dell'abitazione o la data di costruzione, si affiancano portali più semplici. Nel centro storico si possono ammirare anche alcuni eleganti edifici in stile neoclassico, come villa Pitzalis, progettata da Gaetano Cima, e villa Asquer.

Il centro storico è curato in ogni aspetto, ed è caratterizzato da abitazioni tipicamente contadine in ''ladiri'', mattoni di fango e paglia, con le bellissime ''lollas'': ampi loggiati con pavimento in selciato, ''s'impedrau''. Spiccano due eleganti edifici neoclassici: villa Pitzalis e villa Asquer, che ospita i musei dell'olivo e dell'olio, con immagini d'epoca, racconti e strumenti da lavoro, e quello degli strumenti musicali sardi. Un posto di riguardo è riservato alle launeddas.

ARTE E CULTURA

Tuili custodisce uno straordinario patrimonio di arte e cultura.

CHIESA DI SAN PIETRO APOSTOLO

Il paese sorge attorno alla parrocchia di San Pietro apostolo, costruita in stile gotico-catalano e consacrata nel 1489.

Sulla sinistra si eleva il campanile, a pianta quadrata, sormontato da un cupolino, i fianchi sono sorretti da contrafforti e nell'unica navata si affacciano tre cappelle per lato. La chiesa custodisce interessanti arredi marmorei: balaustra del presbiterio, pulpito barocco (1783) e altare maggiore tardo-barocco (1800), in marmo bianco con intarsi e decorazioni a bassorilievi.

La prima cappella a destra custodisce dal 1800 l'imponente Retablo del Maestro di Castelsardo (o di san Pietro), detto anche retablo di Tuili, opera considerata tra le massime espressioni artistiche del Rinascimento in Sardegna, di cinque metri e mezzo di altezza per tre e mezzo di larghezza, è stato realizzato tra il 1489 ed il 1500 dal Maestro di Castelsardo su commissione di Giovanni e Violante Santa Cruz, e dal 1893 è stato dichiarato monumento nazionale.

Nella parte destra della navata si trovano due cappelle, quella della Madonna del Carmine ove è collocato il Retablo di San Pietro, e quella di San Felice da Cantalice che ospita il Retablo della Pentecoste, di autore ignoto realizzato nel 1534, dichiarato anch'esso monumento nazionale nel 1893.

All'interno della Parrocchia è possibile ammirare l'altare marmoreo barocco del diciannovesimo secolo, il settecentesco fonte battesimale sorretto da un angelo e chiuso da un prezioso cancello in ferro battuto, gli affreschi realizzati tra il 1944 e il 1946 nella navata. Conserva inoltre al suo interno un antico organo diatonico del Mancini del 1753. A Tuili, presso la chiesa parrocchiale, ogni anno il 29 giugno, si festeggia il Patrono, nella festa di San Pietro apostolo, con cerimonie religiose e manifestazioni civili.

CHIESA DI SANT'ANTONIO ABATE

La chiesa di Sant'Antonio Abate viene fatta erigere da fra Lorenzo da villa Vincenzio, vescovo di Ales, nel 1582, data di fondazione dell'antico convento dei Frati Minori Osservanti. La chiesa nel tempo viene ampliata anche grazie ai numerosi lasciti di Feudatari di Tuili, devoti al Santo. Costruita in stile rustico sardo con l'austerità dell'Ordine Francescano. Di perfetta pianta a croce latina, la chiesa custodisce al suo interno un prezioso altare ligneo di stile barocco, placcato in oro zecchino, con quattro colonne. Nella nicchia centrale si trova la statua del Santo.

La chiesa è circondata da un ampio cortile ed è circondata da un alto muraglione. Anticamente erano presenti le Cumbessias, alcune delle quali sono ancora visibili, che, durante la festa dedicata al Santo, venivano utilizzate come ricovero per i numerosi pellegrini, ed ospitavano un fiorente mercato. Dal 18 al 20 luglio, presso questa chiesa si svolge la festa di Sant'Antonio Abate.

VILLA ASQUER

Palazzo ottocentesco dall'impronta neoclassica costruito nella prima metà dell'800 dall'architetto Gaetano Cima, residenza nobiliare della famiglia Asquer, nobile famiglia feudale di origine ligure. La villa, che si espande su un intero isolato, oltre a dimora nobiliare, è stata anche fulcro dell'attività imprenditoriale della famiglia, guidata dal marchese e medico condotto Gavino Asquer, che ha gestito con successo, attraverso criteri imprenditoriali moderni, l'attività agricola.

Il complesso si compone in due zone, quella nobiliare, adibita a Polo Museale, e la zona dedicata al lavoro rurale che si articola in un'ampia corte centrale su cui si affacciano vari ambienti e un'ala posteriore con degli spaziosi loggiati. La zona dei magazzini, dei ricoveri dei mezzi agricoli e delle stalle, grazie ad un importante restauro, oggi si è trasformata in spaziosa ed elegante location per matrimoni, ricevimenti ed eventi. Il Polo Museale ospita il Museo dell'olivo e dell'olio ed il Museo degli strumenti musicali sardi, purtroppo non accessibili.

Il Museo dell'olivo e dell'olio è allestito nel piano terra, per illustrare la tradizione dell'olivicoltura attraverso immagini d'epoca e racconti. Innestatori, potatori e raccoglitrici narrano le fatiche di questo millenario lavoro, zappe, picconi, coltelli da innesto, macine e giare, semplici strumenti immutati nel tempo, accompagnano il racconto, dall'Ottocento ai nostri giorni. Si evocano le cure e le attenzioni che gli Asquer prestarono alla produzione olivicola e olearia, in particolare nella persona di Don Gavino Asquer Pes, che, attratto dalle innovazioni, introdusse nella residenza un frantoio moderno e funzionale. Accanto al frantoio ottocentesco sono esposti i più recenti macchinari della seconda metà del novecento.

Il Museo degli strumenti musicali sardi è allestito al piano superiore della villa, fulcro della vita familiare. All'interno della collezione, un posto di riguardo è riservato alle launeddas, strumento sardo per eccellenza. Un' intera parete ne ospita un ricco assortimento, una raccolta non solo da vedere ma soprattutto da sentire, attraverso la diffusione nella sala delle melodie dell'antico strumento in canna, eseguite dal vivo dal maestro Franco Melis. La canna è un materiale ricorrente negli strumenti della collezione poiché il territorio ne offre di ottima qualità, ma il percorso dà spazio anche agli strumenti a percussione, nonché ai fonografi, grammofoni, giradischi e fisarmoniche.

VILLA PITZALIS

Edificata in stile neoclassico, la sua progettazione è attribuita all'architetto Gaetano Cima.

Era una residenza nobiliare, come dimostra la sagoma tipica dei palazzi cittadini, si estende su due piani, ha una copertura a padiglione, con struttura lignea portante a capriate.

Nel corso del tempo sono state effettuate varie opere di restauro e ristrutturazione: le più recenti risalgono al periodo successivo al 1971, quando la villa, appartenente alla famiglia Pitzalis, era in forte stato di degrado. Nel 1982 l'immobile viene acquisito dal comune di Tuili, che ne inizia l'opera di recupero, ed attualmente è sede della Pro loco di Tuili.

ALTOPIANO DELLA GIARA

Si tratta di un altopiano basaltico di origine vulcanica esteso circa 42 chilometri quadrati, che si erge fino a seicento metri sul mare, come un'isola rocciosa nel paesaggio ondulato, situato fra le regioni della Marmilla e del Sarcidano nella parte centro meridionale della Sardegna. Sopra gli strati di roccia, sono presenti due coni: la punta Zepparedda, alta 609 metri, e la punta Zeppara Manna, di 580 metri, tra questi si trova la Faglia di sa Roja che percorre trasversalmente l'altopiano, creando un gradino di circa 30 metri. Chiaramente visibile dalle zone pianeggianti, la giara si presenta come una enorme fortezza naturale, fornita di bastioni dalle pareti scarpate ed anticamente inaccessibili, ricoperta dalla vegetazione tipica della macchia mediterranea, come sughere, roveri, eucaliptus, peri selvatici, rovi, cisti, lentischi, mirti, corbezzoli, eriche. È anche ricca di fauna selvatica: cinghiali, volpi, ricci, martore, lepri, anatre, beccacce, tordi, merli, colombacci, e rapaci come la poiana, il picchio, l'upupa e la ghiandaia. Già dal Neolitico erano presenti degli insediamenti umani, come testimoniano le caratteristiche domus de janas, grotte a più vani scavate nella roccia ed utilizzate come luoghi di sepoltura. Lungo il perimetro sommitale della giara, detto Sa Canoa ossia La Corona, si possono ancora osservare numerosi nuraghi, la maggioranza dei quali allineati ai piedi dei bastioni stessi. Molti studiosi ritengono che la Giara sia stata utilizzata dai sardi come ultimo baluardo di resistenza, contro gli invasori Punici e poi Romani.

Sono presenti inoltre costruzioni caratteristiche, le pinnetas: capanne di pastori, costruzioni circolari in pietra con il tetto di frasche.

Sulla Giara vivono ancora allo stato brado i cavallini, chiamati in lingua sarda Is Cuaddeddus. Sono gli unici cavalli realmente selvatici rimasti in Europa, probabilmente sono un'antica razza che abitava un tempo tutta l'isola, tanto da far pensare che si trattasse di una razza primitiva conservatasi quasi intatta da migliaia di anni. Possiamo incontrarli in branco ad abbeverarsi nelle sorgenti naturali. Le piccole mandrie pascolano liberamente e si abbeverano nei numerosi specchi d'acqua, non distanti dai bovini, dalle capre e dai maiali lasciati al pascolo semibrado. Pur vivendo allo stato brado, in massima parte sono di proprietà di allevatori di Gesturi, Tuili e Genoni, i quali provvedono a nutrirli e dissetarli durante i periodi siccità, ed altri appartengono all'Istituto per l'Incremento Ippico di Ozieri, impegnato da anni nella difesa della razza.

Ripide falesie di scura roccia lavica, da cui talora precipitano scroscianti cascatelle, contornano questo vasto altopiano, la cui sommità sorprendentemente pianeggiante è impreziosita dai suggestivi ristagni d'acqua dei paulis (Pauli Tramatzu, Pauli Maiori, ecc.), con le loro splendide, biancheggianti fioriture primaverili dei ranuncoli d'acqua.

Gli acclivi pendii della Giara, rigogliosi di verdeggianti boschi e macchia mediterranea, sono modellati nei teneri sedimenti marnosi marini del Miocene, a tratti incisi da ripidi canali d'acqua stagionali. In questi versanti, frequenti sorgenti (funtanas o mitzas) traggono spesso origine dalle infiltrazioni delle acque piovane lungo il reticolato di diaclasi che attraversa la roccia basaltica sommitale. Tra le specificità del parco della Giara possiamo elencare i tanti endemismi, piante e fiori rari tipici di questo ambiente unico. Una su tutte la Morisia Monanthos, nota ''erba de oro'', oppure le numerose varianti di orchidee selvatiche che sbocciano sulla grande Giara. Grazie alle sue notevoli valenze paesaggistico-naturalistiche, l'altopiano della Giara è stato inserito fra i nove parchi naturali previsti dalla Legge Regionale n° 31 del 1989.

La Giara è aperta e visitabile tutti giorni dell'anno. Presso i musei: PARC e Civico museo del cavallino della Giara è possibile ritirare delle comode mappe per la visita in autonomia oppure è possibile contattare una guida locale per le visite guidate.

Costruzioni tipiche della Giara

La pinnetta (o pinnettu, pinnette ecc.) o barraca è il manufatto pastorale più tipico della Sardegna centro-settentrionale, luogo di attività quali la produzione e la stagionatura del formaggio, usato anche come rifugio invernale del pastore di pecore o di capre. Di solito è parte di un chiuso pastorale (cuile/i, ovile), con all'interno unaa corte/i o mandra, chiuso per il gregge, lacus (abbeveratoi) e altri recinti per la mungitura, per gli agnelli o capretti da svezzare. Di norma è formato da un basamento circolare in pietra a secco di circa due metri di altezza, su cui si fissa una copertura conica di pali e rami portanti (antas e fustis) e frasche, legate insieme da giunchi o funi o fil di ferro, che si rinnova in media biennalmente e almeno si riaggiusta stagionalmente. Le frasche si dispongono con la chioma all'ingiù per favorire il deflusso dell'acqua verso il basso e l'esterno e la fuoriuscita del fumo. Alla sommità alcune pietre o tronchi danno maggiore stabilità, come anche ai lati dell'ingresso. Può non avere chiusura all'ingresso o averne una di frasche. L'ingresso può anche essere tutto in muratura, anche con malta legante, con architrave soprassoglio ottenuto con una pietra anche squadrata. Il pavimento interno si rende più agibile battendolo con grosse pietre. Al centro si scava il focolare (foxili, foghile) adibito soprattutto alla lavorazione del latte per il formaggio, che stagiona su assi pendenti dalle antas della copertura. Una pinnetta (detta in tal caso più spesso barraca), di derivazione nuragica, può essere anche tutta in pali, rami e frasche, con fissaggio a terra, di forma conico-circolare o a due soli grandi spioventi.

La piccola chiesa di Santa Maria Bambina

Lungo un caratteristico sentiero si raggiunge la piccola chiesa di Santa Maria Bambina che si trova sul margine meridionale dell'altopiano della Giara. Nell'area esisteva una chiesa, già scomparsa nell'Ottocento e di cui non si ha documentazione, poi sostituita, nel 1976, dal nuovo edificio dedicato alla Madonna.

La popolazione di Tuili, il lunedì dell'Angelo e l'8 settembre, giorno di Santa Maria, ha da sempre avuto la consuetudine di recarsi sulla Giara per assistere alla messa celebrata sull'altarino, ai piedi della statuina della Madonna posta in una nicchia. Nonostante i disagi dovuti al Viaggio, faticoso per la mancanza di una vera strada, salivano numerosi sulla giara, quasi in pellegrinaggio. È stato, quindi, sempre presente il desiderio di vedere realizzata una piccola chiesa in onore della Madonna, che vegliasse dall'alto del Monte su Tuili e accogliesse tutti nel giorno della sua Festa. Con la realizzazione nel 1975 della strada che porta sull'Altopiano della Giara, è stato possibile realizzare l'opera che oggi si può ammirare, e nella quale l'8 settembre si celebra la festa di Santa Maria.

Il nuraghe semplice Santa Luisa


La località nella quale sorge questa piccola chiesa, alla base dell'Altopiano della Giara, presenta tracce di frequentazione dall'età prenuragica; grazie al rinvenimento di reperti in ossidiana e selce è stata riconosciuta la presenza di un'officina litica. Successivamente, in età nuragica, viene edificato a 571 metri di altezza, il nuraghe Santa Luisa un piccolo nuraghe, monotorre, del quale rimangono i resti. Le rovine presenti nella zona raccontano, inoltre, di una frequentazione assidua del territorio anche nei secoli successivi.

L'insediamento romano di Santa Elisabetta

All'età romana risalgono frammenti di ceramiche e laterizi, connessi alle tracce dell'Insediamento romano di Santa Elisabetta. Dalle dimensioni notevoli, esso si estende dal ciglio dell'Altopiano verso l'interno, dove all'interno si riconoscono edifici a pianta rettangolare con più vani, realizzati con blocchi ben lavorati. Questo insediamento è caratterizzato anche dalla presenza di alcuni grossi massi squadrati di basalto.

Il giardino botanico Morisia

Dalla piccola chiesa di Santa Maria Bambina un sentiero che si dirige verso nord porta al giardino botanico Morisia : un giardino botanico di circa due ettari in cui sono dislocate numerose aiuole contenenti ognuna una famiglia botanica. All'interno delle aiuole, le singole specie sono identificate a mezzo di cartellini realizzati in materiale resistente alle avversità atmosferiche e riportanti, tramite incisione effettuata con un pantografo, il nome scientifico, il nome italiano e il nome sardo della particolare famiglia botanica. Per essere precisi, secondo dati rilevati dalla Università di Cagliari nel 1986, il giardino presenta 350 essenze, ripartite in 203 generi e 67 famiglie. Tra queste, la Morisia Monantha, nome sardo corso dal caratteristico fiore giallo che dà il nome al giardino.

La punta Zepparedda e le zone umide sulla giara di Tuili

La parte dell'altopiano della Giara di Gesturi, in territorio di Tuili, comprende la parte meridionale dell'Altopiano, ed in essa si trova la punta più alta, che è la punta Zepparedda. In prossimità della punta Zepparedda, circondato da numerosi altri stagni o paludi minori, tra i quali il Paùli decimoiveddu ed il Paùli Piccia, e da boschi di querce da sughero, si trova il Paùli Maiori di Tuili, che è lo specchio d'acqua più esteso dell'altopiano della giara. Lo stagno di Paùli Maiori è caratterizzato da acque relativamente profonde (la profondità massima è di circa un metro e trenta centimetri) e per le sue caratteristiche diventa meta obbligata per i cavallini, che trovano solo qui ristoro dalla calura estiva. La temperatura varia stagionalmente da 0 a oltre 30 gradi, mentre la salinità rimane costante con l'evaporazione. Il paesaggio primaverile è colorato dalla fioritura del Ranunculus aquatilis e della Baldellia ranunculoides.

LE PRINCIPALI FESTE E SAGRE

A Tuili è attivo il Gruppo Folk sa Jara di Tuili, durante le esibizioni nel paese ed in altre località dell'Isola è possibile ammirare il costume tradizionale del posto. Tra le principali feste e sagre che si svolgono nel paese, vanno citate il 20 gennaio, la festa di San Sebastiano; il secondo lunedì dopo Pasqua, la festa di Sant'Antioco; la Sagra de Su Pani Arrubiu, il pane votivo del paese, in concomitanza con la festa di Sant'Antioco; il 10 maggio, la festa di Sant'Isidoro; il 29 giugno, si festeggia il Patrono, nella festa di San Pietro apostolo; dal 18 al 20 luglio, la festa di Sant'Antonio Abate; l'8 settembre, la festa di Santa Maria; ed infine a settembre si svolge la manifestazione September in Tuili, una manifestazione di gusto, musica, vino e arte.

In concomitanza con la festa di Sant'Antioco, che si svolge il secondo lunedì dopo Pasqua, a Tuili si tiene la Sagra de Su Pani Arrubiu, il pane votivo del paese, un dolce tipico fatto con l'uvetta e con l'aggiunta di scorza d'arancio e in alcune ricette anche con lo zafferano. Un pane che custodisce una storia di fede e tradizioni, che risale ad oltre un secolo fa, dato che a Tuili, per la prima volta, il pane con l'uvetta è stato confezionato per un voto fatto a Sant'Antioco, e, secondo le antiche usanze, veniva portato in chiesa come ringraziamento al Santo per le grazie ricevute. Da una quindicina di anni il paese della giara dedica a questo pane una sagra, per la quale, in mattinata aprono stands e mostre nel centro storico, mentre nel pomeriggio si tiene la dimostrazione della preparazione e della cottura de Su Pani Arrubiu, che viene poi offerto in degustazione. Seguono altre manifestazioni, tra le quali l'esibizione dei bambini dei gruppi folk.

Link di riferimento

https://www.sardegnaturismo.it/it/esplora/tuili

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